


Il teatro non è indispensabile. Serve ad attraversare le frontiere fra te e me.
[Jerzy Grotowski]
Venerdì 7 maggio 2010 alle ore 11:00, si è tenuta, alla Casa dei Teatri di Roma, in occasione della mostra Tutto il teatro in un manifesto. Polonia 1989-2009, un incontro sulla grafica polacca.
Durante l'incontro, è stato presentato l'articolo di "Progetto grafico" proprio su questo argomento in uscita sul numero 17 della rivista.
... Quando si parla del manifesto polacco c’è una specie di equivoco che mi disturba: si lascia supporre che questo movimento nato nel dopoguerra sia sempre stato funzionante e produttivo, cosa che per me è molto inesatta. Quella che è stata chiamata la Scuola del manifesto polacco, quella che ha influenzato molti grafici nel mondo e che resta un importante punto di riferimento nella storia della grafica, si è sviluppata in un paese comunista tra il 1955 e il 1985 circa. Durante questo periodo straordinario il manifesto è fiorito sui muri; fu una pulsione artistica condotta da autori che, non so per quale miracolo, erano riusciti a prendere il potere nel cuore delle strutture comuniste, privilegiando la creatività, l’innovazione grafica, e questo succedeva in Polonia e in nessun altro posto...
[Alain le Quernec]
... La Scuola polacca del manifesto d’arte nasce praticamente nei giorni del comunismo. Anche se vi sono delle bellissime tradizioni precedenti a partire dalla fine del 1800.
Paradossalmente, lo sviluppo di questa forma d’arte è merito del comunismo. Questo ‘merito’ consiste nel fatto di aver determinato la concomitanza di molti fattori.
Non vi era alcuna forma di pubblicità (fortunatamente per il manifesto d’arte), perché non vi era alcuna necessità di pubblicizzare un prodotto, un po’ perché mancava tutto, un po’ perché quanto era prodotto aveva già un destinatario preciso. Prodotti come cinema, teatro, opera lirica non richiedevano alcun annuncio. Avevano già un pubblico. Necessitavano solo delle informazioni minime. Era lo stato il solo a sostenere le spese per pubblicizzare questi eventi.
Poiché non vi era il commercio, non c’erano studi grafici per creare la pubblicità.
Il rapporto era direttamente tra artisti: il direttore del teatro e il pittore. Il regista e il pittore. Artisti della scena e artisti visivi.
Le autorità del Partito comunista non entravano nel merito dell’immagine di questo tipo di produzione, così l’artista aveva praticamente piena libertà. E la sua creazione dipendeva solo dalle sue personali esigenze artistiche.
Vi era quindi una grande opportunità per un artista: presentare il proprio lavoro a migliaia di spettatori per la strada. Le strade diventavano vere e proprie gallerie d’arte a cielo aperto.
E gli artisti polacchi hanno approfittato di questa possibilità immediatamente...
... Per parlare del manifesto d’arte in Polonia non posso non partire dal Teatr Nowy.
Il Teatr Nowy di Poznań è prima di tutto una casa. Una casa del teatro, una casa degli artisti ...
[Sergio Maifredi]
... Per capire è bene ricordare alcuni nomi, noti a tutti, che alla moderna economia della conoscenza hanno dato molto: Marie Curie, Niccolò Copernico, Albert Bruce Sabin, Isaac Bashevis Singer, Andrzej Wajda, Tamara de Lempicka, Frédéric Chopin, Arthur Rubinstein, Kazimierz Twardowski, Krzysztof Kieślowski.
È in questo contesto sociale, culturale, antropologico, che si sviluppano la scuola estetica polacca, il teatro, il cinema, la fotografia, la pittura, la scultura, tutto ciò da cui discende anche la grafica di comunicazione, dove la pittura di figurazione, anche quella religiosa, e l’espressionismo ne hanno determinato le modalità espressive. C’è anche il costruttivismo russo, ma è sottostante, fa da sostegno e scheletro. C’è la fotografia, ma è trasformata e modificata, plasmata dal fare pittorico. C’è il colore, ma non è fondante, non è astrazione e geometria diafana né materia pura, è solo materia visiva. Quello che invece c’è, ed è fortemente presente, è l’uomo, l’umanità, l’antropomorfismo, la natura.
È raro che manchi un riferimento ai segni del fare quotidiano. Probabilmente perché la narrazione ha sempre a che vedere con la vita e ogni vita è una storia...
[Elio Carmi]
... L’allestimento di Tutto il Teatro in un manifesto, mostra proposta a vent’anni dalla caduta del muro di Berlino, è stato il frutto di un insieme di riflessioni, atmosfere vissute e intuizioni. La mostra, nata da un idea di Sergio Maifredi, si proponeva
di far conoscere a un pubblico non specialistico cosa era successo in Polonia, dall’altra parte del muro, nel campo artistico,
in particolare la straordinaria vitalità della produzione di manifesti teatrali...
... Il manifesto oltre l’immagine, il titolo del testo e quello dell’autore suggeriscono un mondo, l’idea dello spettacolo, e dietro ci sono delle persone in carne e ossa, attori, tecnici, musicisti...
La selezione degli autori e dei manifesti sarebbe stata il risultato di scelte soggettive, e la linea della mostra quella di un’estetica disturbante, di una forza espressiva senza sconti...
[Danièle Sulewic]


















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