


Pittore e artista Tomokazu Matsuyama, a soli 30, ha già vissuto più anni di confusione culturale che la maggior parte di noi potrà mai vedere. E' l'emblema dell'accidentale multiculturalismo poichè ora si è trapiantato a New York.
"Quando ho considerato quello che è il mio unico", spiega l'artista, "ho capito che volevo prendere tutto ciò che è stato sollevato e mescolarlo per fare qualcosa di completamente nuovo."
In linea con la sua educazione globale, Matsuyama espone la sua arte contemporanea in tutto il mondo, oltre a lavorare con multinazionali come la Levi's e Nike per portare in linea con "l'ora, oggi, in tutta la sua complessità culturale." Egli si sforza di ritrarre presente a livello mondiale attraverso una mischia consapevole "stanziamento" di tutte le sue influenze culturali, artistiche e personali. ” Matsuyama supera il conflitto e positivamente con le sue opere senza chiedere "Che cosa sono io?" ma affermare, "Sono tutti".
Non sorprende, quindi, che gli osservatori hanno nel tempo avuto difficoltà a dargli con precisione il tipo di etichettatura. Matsuyama passa dal rendere "vivi" i dipinti attraverso i murales e assumere lui stesso l'etichetta di un artista di graffiti; i curatori americani guardando le sue opere sul territorio giapponese, fatta di sensibilità e schemi di colore nei suoi dipinti, lo definiscono un pittore giapponese; il pubblico giapponese, a sua volta, individua forme e modelli Pop.
"Al fine di creare un linguaggio universale, sto usando il solo linguaggio che ho culturale. Ecco perché sto studiando la cultura tradizionale, alla ricerca di mie proprie radici, al fine di esprimere l'universale."
A New York, Matsuyama ha avuto familiarità con due strumenti importanti per la sua auto-espressione: l'arte moderna e, curiosamente, l'arte giapponese di Edo e Meiji.









