La comunicazione visiva ci invade. Dal web, pensieri e informazioni si diffondono per le strade. Persone che sono slogan, idee e sogni in grado di autoprodurre diversi scenari visivi. Diritti reali rivoluzionano forma e linguaggi della comunicazione.
Emozionare, spaventare, eccitare: queste e altre sono le funzioni che le immagini hanno assolto nel corso della storia. Immagini che, proprio per queste particolarità, hanno a loro volta stimolato un peculiare tipo di reazione da parte di chi le guarda.
Quello che è più importante sono i significati che l'immaginazione collettiva ha attribuito a certe rappresentazioni, che diventavano così capaci, a seconda dei casi, di fare miracoli, eseguire incantesimi o stregonerie, eccitare sessualmente o indurre alla meditazione mistica.
Nella memoria sono impresse immagini, fotografie, che con il tempo hanno assunto, in maniera variabile per ognuno di noi, un ruolo attivo.
Fotografie che ci hanno colpito, fatto riflettere, quelle che hanno cambiato il nostro punto di vista su un argomento specifico, immagini che ci hanno anche fatto piangere in taluni casi.
Le fotografie simbolo a essere diventate indelebili sono numerose.
Progettare l’identità visiva di un’istituzione, di un evento è un lavoro tanto seducente quanto complesso, per i tanti rimandi culturali che il progettista deve tener insieme per definire visivamente quanto gli viene commissionato, specialmente quando si tratta di istituzioni o di eventi culturali.
Sostanzialmente il progettista produce e seleziona quei “segni” che andranno a definire un determinato ente. La comunicazione prodotta sarà coordinata alle linee guida stabilite dal progettista, per rendere immediatamente riconducibile qualsiasi “prodotto” di comunicazione alla “casa madre” di cui è espressione.
Come progettisiti la nostra funzione è quella di favorire fondamentalmente il flusso di informazioni, del tutto eterodiretto, in un certo senso certamente “indirizzarlo”, “orientarlo”, ma non certo governarlo.
Il progetto sarà efficace e coerente se favorirà il procedere del flusso, e tutte le categorie con le quali analizziamo i progetti di comunicazione, etiche, politiche, funzionali e quant’altro, saranno “vere” se la loro retorica soggettivistica sarà uno strumento che favorisce l’incedere delle informazioni.
Fino al 29 aprile, le sale di Palazzo Barberini, ospiteranno la mostra "Guercino (1561 - 1666). Capolavori da Cento e da Roma" curata da Rossella Vodret, Soprintendente per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Roma e Fausto Gozzi, direttore della Pinacoteca Civica di Cento.
La mostra vuole essere un significativo tributo al genio di Guercino, il pittore forse più amato e studiato da Sir Denis Mahon nel corso della sua vita centenaria. La mostra è l'occasione per rendere omaggio al genio di Guercino, il pittore forse più amato e studiato da Sir Denis Mahon (grande studioso inglese, cittadino onorario centese, a pochi mesi dalla sua scomparsa).
La scelta dei curatori di costruire il percorso espositivo con opere conservate nelle collezioni pubbliche e private di Roma e di Cento, consente in effetti di ammirare uno straordinario corpus di dipinti e offre la possibilità di gettare uno sguardo d'insieme sull'opera del maestro emiliano: cinquanta capolavori che coprono tutto l'arco cronologico del suo lungo percorso artistico facendone emergere l'esuberante talento.
La mostra raccoglie una selezione attenta dei poster dei più famosi e innovativi Graphic Designer italiani e studi contemporanei, volendo privilegiare l'aspetto dell'impegno sociale e culturale della comunicazione visiva, mette insieme diverse generazioni di designer, dai più affermati ai giovanissimi appena formati.
I manifesti esposti rappresentano una grande varietà di contesti: istituzioni, mostre, eventi pubblici, campagne sociali, eventi sociali, movimenti di dissenso e di ricerca auto-prodotta.
All'interno della mostra una sezione speciale è dedicata al lavoro internazionale di Fabrica, il Centro di Ricerca Benetton, di manifesti commissionati da UNWHO, UNICEF, Banca Mondiale e altri, che affrontano le sfide sociali più urgenti della Terra.
La mostra è presentata da AIAP Delegazione Regione Lazio - Associazione Italiana Design della Comunicazione Visiva.
Curatrice: Cristina Chiappini,
Co-curatrice: Alexandra Sankova
I poster delle 29 mostre, che si sono susseguite al Palazzo delle Esposizioni dal 2007 ad oggi, sono esposti nella Sala della Fontana. Dopo il crollo di una porzione del tetto nel 2004, il museo ha ospitato importanti eventi e intende sottolinearlo al pubblico.
La mostra si sviluppa su quattro lati che ruotano intorno al fulcro centrale della colonna-fontana.
Il progetto dell'allestimento doveva essere flessibile, leggero e facilmente smontabile per far posto alle mostre programmate. Una specie di quinta teatrale per poter tener viva la sala in occassione dei periodi senza mostre.
La soluzione è quella di fissare e tendere due sottili cavi d'acciaio, paralleli, sfruttando la geometria dei muri inclinati, dove poter appendere leggere stampe complete di descrizione.
Il gioco delle luci, la profondità dello spazio dei poster e la parete di fondo è accentuata dal richiamo, parzialmente coperto, del logo ingigantito del Palazzo delle Esposizioni.
L’incontro possibile, nuove parole, nuovi Italiani, nuove identità
Dibattiti, mostre, corti, intrecci di civiltà, progetti di formazione
per i cittadini immigrati e persone richiedenti protezione internazionale.
Filo conduttore del progetto visivo è l'integrazione (l'incontro possibile) attraverso la creazione di un alfabeto misto a segni che intrecciano nuove parole.
Nell'allestimento delle mostre fotografiche le lettere creano un nastro e tengono unite storie, persone, culture mettendo in evidenza gli interventi dei Laboratori per l'Autonomia dei centri polifunzionali d'integrazione permanente di Castelnuovo di Porto e di quello per la formazione e l'integrazione dei cittadini immigrati di Lavinio.
L'integrazione in mostra, progetti sul territorio della Provincia di Roma
dal 4 al 29 luglio
- Palazzo Incontro - Laboratori dell'Autonomia, via dei Prefetti, 22 – Roma
- Palazzo Firenze - Storie da Lampedusa, Piazza Firenze.
Hope Japan Poster – Exhibition - 100 poster per aiutare il Giappone
Paolo Buonaiuto, con l’opera “Hara-Kiri” è stato selezionato tra i 100 finalisti al concorso internazionale Hope Japan Poster e sarà esposto in una mostra a Roma alla Casa dell’Architettura dal 14 al 24 giugno 2011.
Hara-Kiri significa letteralmente "taglio del ventre" e veniva eseguito, secondo un rituale rigidamente codificato, come espiazione di una colpa commessa o come mezzo per sfuggire ad una morte disonorevole per mano dei nemici. Un elemento fondamentale per la comprensione di questo rituale è il seguente: si riteneva che il ventre fosse la sede dell'anima, e pertanto il significato simbolico era quello di mostrare agli astanti la propria anima priva di colpe in tutta la sua purezza.
Il poster evoca la spinta dell'aria a causa della pressione dell'onda dello tsunami sulla delicatezza dell'equilibrio della vita raffigurato dal soffione. All'esistenza si sostituisce la radioattività. Alla bellezza la tragedia.
VOLTI DA IVA
Professione Designer/1 - "Io art-director, a Londra ho capito di dover rischiare"
Comincia questa settimana su Generazione Pro Pro una nuova rubrica che racconterà storie di professionisti nell'Italia del 2011. Per ognuno di loro pubblicheremo un'immagine e il numero di partita Iva.
La prima puntata è dedicata ai progettisti della comunicazione visiva (associati all'Aiap)
Paolo Buonaiuto – art director – P. Iva 11065841006
- Consigliere Aiap Lazio
Roma – “Un viaggio a Londra mi ha spalancato le porte della professione”. Paolo Buonaiuto, 40 anni, un presente da art-director nell'agenzia romana art- bit design&co. Fondata per suo volere, dopo anni di pellegrinaggi inconcludenti in agenzie e aziende.
Recapitando curricula e sostenendo colloqui, senza poter mettere a frutto la sua professionalità nel campo del design e della comunicazione visiva. Poi la svolta, arrivata con una buona dose di coraggio, unita alla percezione di un'inaccessibilità al lavoro dipendente.
American costituisce la prima retrospettiva a Miami di Andrea Sampaolo, figura di spicco nel mondo dell’arte contemporanea romana. Realizzata con la collaborazione di Poltrona Frau, la mostra American (21 ottobre - 11 novembre 2010) ha presentato trentadue dipinti, una videoinstallazione e una performance dal vivo dell’artista.
American è la mostra di un artista italiano affermato che, ancora poco conosciuto sulla scena artistica statunitense, celebra qui, dopo una carriera internazionale ventennale, il suo vero battesimo americano. L’esposizione, con il catalogo curato da Giovanni Burali d’Arezzo e realizzato da Paolo Buonaiuto, comprende opere chiave della produzione artistica di Sampaolo e presenta un nuovo lavoro realizzato a Miami e non ancora esposto in Europa.
Qui di seguito viene mostrato un estratto dell'articolo originale "Short message culture: l'elogio della rapidità dei flussi visivi" contenuto nella rivista Progetto grafico n.17.
... A Roma, nell’ambito del Festival del Cinema, si è svolto il VII° festival del short film. Un susseguirsi di micronarrazioni che osservano e svelano nuove frontiere di quella immagine in movimento che a seconda del tipo di messaggio sono suddivise in sei sezioni: Commercial, Short Films, Sound Design, Tv, Titles, Videoclip. Per essere ammessi al Viedram, gli short film devono avere una durata di più di 3 minuti e meno di 5...
... L’immagine, la grafica con le sue molteplici espressioni e applicazioni, nella nostra contemporaneità è una presenza trasversale.
Indipendentemente dalle intenzioni comunicative, le forme espressive più utilizzate riflettono l’articolazione tipica della produzione/percezione di significati del nostro quotidiano che sfociano in unico comune denominatore: l'immediatezza e la brevità.