I poster delle 29 mostre, che si sono susseguite al Palazzo delle Esposizioni dal 2007 ad oggi, sono esposti nella Sala della Fontana. Dopo il crollo di una porzione del tetto nel 2004, il museo ha ospitato importanti eventi e intende sottolinearlo al pubblico.
La mostra si sviluppa su quattro lati che ruotano intorno al fulcro centrale della colonna-fontana.
Il progetto dell'allestimento doveva essere flessibile, leggero e facilmente smontabile per far posto alle mostre programmate. Una specie di quinta teatrale per poter tener viva la sala in occassione dei periodi senza mostre.
La soluzione è quella di fissare e tendere due sottili cavi d'acciaio, paralleli, sfruttando la geometria dei muri inclinati, dove poter appendere leggere stampe complete di descrizione.
Il gioco delle luci, la profondità dello spazio dei poster e la parete di fondo è accentuata dal richiamo, parzialmente coperto, del logo ingigantito del Palazzo delle Esposizioni.
Steven Heller, tra i più autorevoli critici internazionali nel campo della comunicazione visiva, terrà il 9 giugno a Roma, al Palazzo delle Esposizioni, una conferenza sui linguaggi e le forme della propaganda e sul ruolo ricoperto, nel corso della storia, da designer e artisti.
Un’indagine sugli stili e i metodi usati per convincere e manipolare l’opinione pubblica, sul potere persuasivo di manifesti, loghi, icone e brani musicali, tra propaganda, parodia e reportage.
Steven Heller è co-titolare del programma Designer as Author del Master of Fine Arts (MFA) e co-fondatore del MFA in Design Criticism e del MFA in Interaction Design programs alla School of Visual Arts di New York.
Per 33 anni è stato art director del New York Times (28 dei quali come art director senior della NY Times Book Review).
Al momento scrive la colonna "Visuals" per la Book Review.
È redattore di AIGA VOICE: Online Journal of Design e collabora con le riviste Print, EYE, Baseline e ID. Collabora anche con la rivista online Design Observer e scrive il DAILY HELLER blog per Print Magazine.
"L'arte è la memoria... Memoria è mettere in scena"
Luis Barragàn
Come ogni architettura, la scenografia di un esposizione si articola intorno ad un concetto, idee, forme, materiali e luce. La scala è diversa, la realizzazione è effimera, con i vincoli e un limite di libertà. Il costruito, non costruito, si predispone ad accogliere gli spazi che sono popolati da oggetti di tutte le dimensioni e di tutti i tipi, in cui il visitatore, attore nello spettacolo, si cammina in mondo nuovo ...
I musei hanno la funzione di deposito, ma, soprattutto, assumono quella di «crogiuolo di cultura», come recita la frase di Franco Russoli. Anzi. Il perno della validità del volume sta proprio nell'analisi della dinamicità di questi templi del sapere, nella loro capacità di dissuadere i visitatori occasionali, come i più solerti studiosi, da una visione statica del percorso espositivo. Tanto più sono validi, questi musei, quanto più sanno interagire e crescere con i loro fruitori. Molto opportunamente, perciò, a ciascun museo è affiancata una approfondita scheda sull'architettura della struttura.
«La tradizione è custodia del fuoco, non adorazione della cenere».