Steven Heller, tra i più autorevoli critici internazionali nel campo della comunicazione visiva, terrà il 9 giugno a Roma, al Palazzo delle Esposizioni, una conferenza sui linguaggi e le forme della propaganda e sul ruolo ricoperto, nel corso della storia, da designer e artisti.
Un’indagine sugli stili e i metodi usati per convincere e manipolare l’opinione pubblica, sul potere persuasivo di manifesti, loghi, icone e brani musicali, tra propaganda, parodia e reportage.
Steven Heller è co-titolare del programma Designer as Author del Master of Fine Arts (MFA) e co-fondatore del MFA in Design Criticism e del MFA in Interaction Design programs alla School of Visual Arts di New York.
Per 33 anni è stato art director del New York Times (28 dei quali come art director senior della NY Times Book Review).
Al momento scrive la colonna "Visuals" per la Book Review.
È redattore di AIGA VOICE: Online Journal of Design e collabora con le riviste Print, EYE, Baseline e ID. Collabora anche con la rivista online Design Observer e scrive il DAILY HELLER blog per Print Magazine.
Il claim essenziale: grazie a dio di essere uomo!.
L'unica frase scritta e poi solo pittogrammi per far capire come l'uomo agisce di fronte alla scelta della birra pubblicizzata.
Ma c'è di più: viene evidenziata la differenza con il mondo femminile in situazioni diverse. Il primo piú diretto e concreto meno romantico, l’altro il mondo femminile piú romantico, che pianifica tutto e cura i dettagli.
Il miglior modo per far leva su un target: quello femminile.
Che dire... proprio uno spot di gusto per una birra!
Ross-Phillips è a capo della Interactive SHOWstudio.
Dopo la sua esperienza a Treviso per Fabrica, nel Centro di Ricerca sulla Comunicazione, lavora a installazioni interattive per la Benetton, visibili tutt'ora negli store di Londra, Tokyo, Shanghai, Lisbona e Milano.
Il video postato nel blog è stato presentato al Videogrid al Design Museum di Londra.
La prima parte del video tratta delle fasi di preparazione del lavoro interattivo, il vero progetto, restituito nel suo effetto originale, é nella parte centrale.
“Noi dai cantautori abbiamo traslato, copiato, alluso, parodiato, tradotto e, soprattutto, cantato, per dire in privato, con parole rubate, cose che a pensarle non sono mai chiare".
Marco Paolini
Si è detto tanto su un poeta che ha descritto il mondo immergendosi in esso. Sperava che il mondo potesse cambiare perchè la colpa non esiste come non esite il perdono.
Inverno (1968)
Sale la nebbia sui prati bianchi
come un cipresso nei camposanti
un campanile che non sembra vero
segna il confine fra la terra e il cielo.
Ma tu che vai, ma tu rimani
vedrai la neve se ne andrà domani
rifioriranno le gioie passate
col vento caldo di un'altra estate.
Anche la luce sembra morire
nell'ombra incerta di un divenire
dove anche l'alba diventa sera
e i volti sembrano teschi di cera.
Ma tu che vai, ma tu rimani
anche la neve morirà domani
l'amore ancora ci passerà vicino
nella stagione del biancospino.
La terra stanca sotto la neve
dorme il silenzio di un sonno greve
l'inverno raccoglie la sua fatica
di mille secoli, da un'alba antica.
Ma tu che stai, perché rimani?
Un altro inverno tornerà domani
cadrà altra neve a consolare i campi
La "Diesel Productions” ha intenzione di provocare: un turbinio di colori, ritocchi grafici grossolani a tinte unite ed effetti sonori, essenziali quanto ben integrati, a formare uno spot porno-trash, giocando su film "climax" degli anni '70.
Lo spot, assolutamente un viral video, realizzato dalla The Viral Factory è già un cult, un vintage che già impazza sul web, e in particolar modo su youtube (dove adesso occorre registrarsi e dimostrare di essere maggiorenne), sbeffeggiando la censura con link sempre diversi, trasportato in giro per il mondo virtuale dalla volontà degli stessi utenti divertiti, regalandoci così un altro eccellente esempio di massima visibilità a costo zero!
Come i social networks stanno trasformando il panorama creativo
I peer-to-peer networks stanno trasformando sia il modo di distribuire l’arte indipendente che l’intero panorama creativo a lungo dominato dalle grandi corporazioni commerciali.
CD, DVD, magazine e giornali sono ormai acqua passata. Basta chiedere a Tower Records, che ha recentemente dichiarato bancarotta.
L’inefficienza dei dischi di plastica dagli alti costi per l’utente e quella dei modelli pubblicitari della carta stampata soccombono di fronte alla velocità e alla flessibilità dei metodi di distribuzione dei contenuti digitali.
I peer-to-peer networks stanno cambiando il modo di fare business, comunicare, pensare, ed ora di fare e distribuire l’arte. I nostri modi di comunicare evolvono grazie a modelli quali gli user generated media, il citizen journalism e i social networks.
Ora sia le grandi aziende che gli artisti indipendenti stanno traendo vantaggio da questa rivoluzione nei modelli di distribuzione dei contenuti. Dal cinema d’arte rilasciato solo attraverso i network p2p come Filter di Anders Weberg, fino alle grandi corporazioni che utilizzano Bit Torrent sembra che il peer to peer stia trasformando il panorama creativo in maniera rilevante.
Qual è l’impatto della cultura peer-to-peer sul modo in cui consumiamo arte e media ?
A Sculpture Work in Progress
Le etichette di "a sculpture work in progress" si propone di servire come una metafora del viaggio, in grado di registrare memorie del tempo e del luogo per rivelare il senso inespresso dell'identità collettiva.
L'installazione si basa su convenzioni e la familiarità di capi di abbigliamento di comunicare e di scoprire un maggior senso di sé.
Guardare l'etichetta, diventa qui, una valida sfida geografica-psicologica. Il visualizzatore di interpretazione smentisce la sua personale nozioni circa la provenienza geografica, il tempo e la memoria. Questo progetto mira a favorire la comunicazione e la comprensione culturale in senso più ampio.
Il video è stato proiettato alla chiusura della Premiazione ADCI Awards 2008 lo scorso 12 giugno.
.... noi possiamo competere con il resto del mondo, possiamo distruggere la banalità, la brutta comunicazione perchè siamo meglio di come ci vedono all'estero...
che dire?