


Davide Boriani è uno dei fondatori e protagonisti dei movimenti di arte cinetica degli anni '60.
Nel 1959 costituisce, con Anceschi, Colombo e Devecchi, il Gruppo T, che ha parte attiva in Azimut, nell'Arte programmata e nel movimento internazionale delle Nuove Tendenze.
Dal 1959 Boriani realizza opere in divenire e ambienti che innovano mezzi e metodi operativi delle arti visive e propongono nuove modalità di percezione estetica. Le sue opere interattive stabiliscono un diverso rapporto con il fruitore, che con gli ambienti è posto realmente "al centro dell'opera".
Successivamente lavoro di gruppo, movimento, tecnologie e materiali nuovi, luce artificiale e ambienti, sono entrati nel repertorio delle arti visive. L'interattività e il rapporto tra programma è caso, da cui il "divenire irreversibile" delle opere di Boriani, anticipano agli esordi dei calcolatori elettronici, aspetti che emergono oggi nel contesto della comunicazione. Riprendendo qualche utopia delle avanguardie e come verifica alternativa della ricerca estetica, dal 1968 ha realizzato interventi d'immagine anche nello spazio dell'architettura, del territorio, della vita collettiva. Le sue opere, esposte in rassegne internazionali, si trovano in raccolte private e musei in Italia e all'estero.
Attualmente vive e lavora in Italia e Brasile.
La mutevolezza dell'apparire è alla base della ricerca del Gruppo T che con notevole originalità si è distinto nel quadro internazionale dell'arte degli anni '60 anche nei confronti di altri analoghi gruppi artistici della "Op/tical Art e che come questi si contrapponevano alla Pop/ular Art.
La Op Art si proponeva di far confluire, assieme al fattore ottico-percettivo, le esperienze cinetiche e visuali sulla base di una razionalità programmata ma allo stesso tempo connesse a quegli elementi di casualità e di imprevidibilità che le correnti irrazionali del dopoguerra pongono al centro delle loro ricerche.
A cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, a Milano, a Padova, a Parigi, a Dusseldorf, in Spagna, nascono i "Gruppi" con l'intento di "creare", seguendo dei comuni denominatori. Si chiameranno, rispettivamente: Gruppo T, Gruppo Zero, Gruppo N, GRAV, (Groupe de Recherche d'Art Visual) Equipe 57, Azimut, Miriorama.
Il comune denominatore di questi gruppi è il movimento che si realizza con l'Arte cinetica, Arte Programmata e Optical Art . Partendo dalle premesse poste dagli artisti delle avanguardie storiche (dalla didattica della Bauhaus, attraverso la rilettura del dinamismo futurista, delle opere mobili di Duchamp, dei progetti di architettura mobile di Tatlin, delle sculture animate da luci artificiali di Moholy-Nagy), giungevano alla realizzazione di opere di grande impatto, al passo con i tempi, anni in cui decolla la consapevolezza che la società e il mondo del lavoro mutano velocemente.
Malgrado questi gruppi siano stati soverchiati dall'arte proveniente da oltreoceano, essi la influenzarono in quelle forme proprie del Minimalismo con i suoi sviluppi.
Il Gruppo T, critico nei riguardi dell'espressività oggettiva e dei percorsi individuali, in netta opposizione con le forme artistiche che in quegli anni si esprimevano nell'ideologia esistenzialista dell'Informale, nella Pop Art, nell'antirazionalismo in genere, piuttosto che sui fenomeni ottici, indagherà sulla variabilità dell'oggetto e sugli effetti della partecipazione dello spettatore all'opera.
Gli esponenti (Giovanni Anceschi, Davide Boriani, Gianni Colombo, Gabriele De Vecchi, cui si aggiungerà Grazia Varisco) attraverso un lavoro collettivo, partendo dalle ricerche dinamico strutturali nell'applicare al lavoro artistico le tecniche industriali e dell'industrial design, si interessarono al rapporto arte-ambiente, realizzando environments ottico-cinetici, tesi a mettere in dubbio il rapporto col fruitore attraverso false prospettive e varianti percettive.



















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