

Blueforma design consultants è un centro interdisciplinare di progetto nato con l'obiettivo di sviluppare e diffondere, attraverso il design, valori estetici, funzionali e distintivi. Blueforma è una realtà dove la collaborazione tra professionalità diverse è cultura strategica.
In blue forma la sperimentazione e l'esperienza muovono ogni giorno il dialogo con il mondo che cambia.
Birdwatching è un film documentario prodotto da blueforma design consultants. Una caccia alle immagini, in posizione mimetica, delle nuove geografie dello spazio collettivo. Tra le riflessioni raccolte in questa “supervisione” dello scenario urbano contemporaneo, le voci di: Enzo Mari, Dante Ferretti, Giorgio Battistelli, Alberto Abruzzese, Angela Barbanente, Renato Nicolini. Perché solo la moltiplicazione dei punti di vista consente di mettere a fuoco l’identità sfuggente dei luoghi.
Esso è concepito in seno al progetto "la città senza nome".
Parte da una domanda: nel paesaggio contemporaneo ci sono ancora città?
Luoghi dall’identità univoca e certa, dai confini così nettamente distinti da ospitare una comunità riconosciuta e riconoscibile sotto il nome di cittadinanza.
E’ il quesito formulato quindici anni fa con La città senza nome. Segni e segnali nella metropoli moderna (Roma, 27-28 ottobre 1994) prima edizione del Convegno Internazionale di Studi concepito per interrogare i protagonisti della ricerca e del progetto sul significato reale di città, immagine, identità. Un dialogo a più voci, capace di ristabilire una nuova coscienza dello sguardo, superando i dogmi del tecnicismo e delle indagini autoreferenziali.
La cartografia del paesaggio contemporaneo appare ancora costellata da città senza nome, orfane di una definizione condivisa in cui diverse soggettività possano riconoscersi e trovare cittadinanza.
Blueforma, il centro interdisciplinare di progetto diretto da Fulvio Caldarelli, rinnova l’appuntamento con un evento culturale unico nel suo genere. Un invito alla riflessione rivolto a tutti coloro che intervengono nella stesura, più o meno consapevole, del complesso testo dei luoghi.
Interrogarsi sul significato di città, immagine e identità sono protagonisti del design, del pensiero semiotico e antropologico, delle neuroscienze, dell'urbanistica sempre seguendo il duplice filo tra ricerca e progetto.
Al di là dei recinti disciplinari.
Per sollevare interrogativi ed esplorare i nodi critici delle architetture di senso che sostengono l’identità urbana. Per progettare le possibilità della città, piuttosto che progettare la città in se stessa. Per cogliere nella conversione prospettica di analisi apparentemente distanti, se non contraddittorie, la città immaginata e la città vissuta. E restituire significato profondo al concetto di urban design.
L'identità sfuggente di un luogo è sopratutto territorio di immagini mentali, di percezioni, di vissuti esperienziali.
Sguardo obliquo capace di raccogliere frammenti di paesaggio. E stabilire tra loro relazioni, attraverso cui sia possibile far dialogare una pluralità di significati. Una conoscenza dell’immagine dei luoghi che ne restituisca complessità percettive e dinamiche soggettive. E renda visibili le architetture di senso che sostengono l’identità urbana.
Il paesaggio non è oggetto materiale, è organismo vitale.
L’indagine sui segni che scrivono e descrivono il paesaggio contemporaneo diventa occasione per esplorare, nel profondo, prestazioni dello spazio pubblico e suo valore d’uso. . In tempi di modernità liquida, i tratti minimi significanti dello spazio collettivo parlano ai suoi abitanti nel muto clamore dello spazio riempito, così come gli abitanti parlano alla propria città. Laddove tutto è transitorio, modificabile e reversibile emergono nuove urgenze progettuali e nuovi strumenti con cui affrontarle.
Forme di relazione, processi di percezione e sistemi di comunicazione.
Percorrere uno spazio significa incrociare una moltitudine di prescrizioni che si relazionano, si sovrappongono, si isolano o si contrastano. In un’alternanza fra memoria e oblio, fra censura e affioramento, lo scenario urbano veicola significati che, come in qualsiasi altro sistema linguistico,
mutano nel tempo e nelle circostanze. E lo scenario contemporaneo è quanto mai policromo, polifonico e polimorfo.
L’identità sfuggente di un luogo è soprattutto territorio di immagini mentali, di percezioni, di vissuti esperienziali.
La città del passato possedeva modelli culturali e linguistici peculiari che ne decretavano la particolare identità. A questa città se ne è aggiunta un’altra, una città senza nome, che accoglie in sé tutti i moderni centri abitati nell’identico defilarsi di insegne, strutture commerciali e presenze
architettoniche. Poiché i produttori di paesaggio si configurano sempre più come soggetti internazionali, l’immaginario di riferimento diventa metaterritoriale.
Il paesaggio non è oggetto materiale, è organismo vitale.
Nonostante l’assenza di un progetto strutturante e visionario, il paesaggio è in continua evoluzione. Si trasforma per effetto di intenzionalità politiche ed economiche, più o meno lungimiranti, come per la contingenza spontanea dell’agire dei suoi abitanti. Perché ognuno non solo vive ‘nella’ città, ma è anche vissuto ‘dalla’ città. In tempi di modernità liquida, i tratti minimi significanti dello spazio collettivo parlano ai suoi abitanti nel muto clamore dello spazio riempito. Laddove tutto è transitorio, modificabile e reversibile emergono nuove urgenze progettuali e nuovi strumenti con cui affrontarle.